Assessment ed intervento clinico nelle malattie infiammatorie intestinali, studio di un caso singolo. <br> Ardito Domenico

Labirinto

Assessment ed intervento clinico nelle malattie infiammatorie intestinali, studio di un caso singolo.
Ardito Domenico

Keywords: Malattie infiammatorie intestinali, Morbo di Crohn, Rettocolite ulcerosa, Trauma, Dissociazione, Psicoterapia integrata.

Abstract: In questo lavoro si vuole proporre un modello di valutazione ed intervento finalizzato a fornire un adeguato supporto psicologico ai pazienti con diagnosi di malattia infiammatoria gastrointestinale. Attraverso un approccio psicoterapeutico integrato, viene proposto un intervento clinico che mira a ridurre i sintomi psicologici, aumentare il benessere e le strategie di coping e problemsolving in questi pazienti. Il monitoraggio della qualità della vita e del rischio di recidive rispetto ai sintomi psichiatrici del paziente è stato effettuato attraverso alcune scale: SCL 90R e CORE-OM.

Risultati: a distanza un anno dall’inizio del trattamento la valutazione ha evidenziato una riduzione dei sintomi psichiatrici e il miglioramento della qualità di vita oltre che una maggiore accettazione della malattia.

Introduzione

Il presente lavoro vuole descrivere l’esperienza clinica di supporto psicologico effettuata per un anno nel contesto di un servizio universitario di psicoterapia, che effettua consulenze ed interventi nei vari reparti ospedalieri, sia in ambito ambulatoriale che di degenza. Nello specifico, attraverso il resoconto e lo studio della valutazione e dell’intervento psicologico-clinico di un caso singolo, si vuole proporre un modello di supporto psicologico ai pazienti con malattie infiammatorie intestinali. Questo in riferimento agli ultimi contributi della letteratura internazionale, che sottolineano come le malattie infiammatorie intestinali siano soggette allo stress in maniera importante e come il benessere psicologico, la diminuzione di eventuali sintomi psichiatrici e la capacità di sviluppare adeguate strategie di coping e problemsolving da parte dei pazienti, può favorire una buona remissione dei sintomi gastrointestinali e un evoluzione in positivo della malattia rispetto alla sua cronicità.

Cosa sono le IBD 

Le malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD, InflammatoryBowelDiseases) rappresentano un gruppo di patologie caratterizzate da un’infiammazione cronica del tratto gastrointestinale. Le principali forme sono il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa. Il morbo di Crohn può colpire qualsiasi parte del tratto gastrointestinale, dalla bocca all’ano, coinvolgendo anche strati profondi della parete intestinale, il che lo rende particolarmente complesso da trattare. Al contrario, la rettocolite ulcerosa interessa esclusivamente la mucosa del colon e si estende in modo continuo, a partire dal retto. Le IBD si manifestano con sintomi variabili, tra cui diarrea persistente, dolori addominali, perdita di peso, anemia e affaticamento. Entrambe le patologie hanno un decorso recidivante-remittente, caratterizzato da fasi di remissione e riacutizzazione, che possono essere influenzate da fattori genetici, ambientali e immunologici. L’alterazione del microbiota intestinale, combinata con una risposta infiammatoria anomala, è considerata un fattore chiave nella loro eziopatogenesi.

L’incidenza delle IBD è in aumento, soprattutto nei paesi occidentali, dove la prevalenza supera lo 0,5% della popolazione. Tali condizioni hanno un impatto significativo sulla qualità della vita dei pazienti, non solo per i sintomi fisici ma anche per le implicazioni psicologiche e sociali. La diagnosi e il trattamento richiedono un approccio multidisciplinare, che include farmaci immunosoppressori, biologici, e in alcuni casi interventi chirurgici per le complicanze più gravi, come fistole e stenosi.

Disturbi psicopatologici 

Le IBD non sono solo patologie organiche ma anche condizioni che incidono profondamente sulla sfera psicologica. Numerosi studi hanno evidenziato una stretta correlazione tra queste malattie e disturbi psicopatologici, in particolare ansia e depressione. La complessità di questa relazione può essere spiegata attraverso il concetto di “asse intestino-cervello”, un sistema di comunicazione bidirezionale che collega il sistema nervoso centrale al tratto gastrointestinale. Questo asse coinvolge meccanismi complessi come le risposte immunitarie infiammatorie, il sistema nervoso autonomo, il microbiota intestinale e i suoi metaboliti.

La prevalenza di disturbi psicologici nei pazienti con IBD è significativamente superiore rispetto alla popolazione generale. Gli studi più recenti riportano che l’ansia colpisce circa il 32% dei pazienti, mentre la depressione è presente nel 25%. Questi disturbi sono più comuni durante le fasi attive della malattia, quando i sintomi fisici sono più gravi e invalidanti. Tuttavia, anche durante la remissione, molti pazienti continuano a sperimentare un disagio psicologico persistente. I fattori che contribuiscono a questo legame includono il peso psicologico della malattia cronica, il dolore cronico, le limitazioni sociali e lavorative e la paura delle complicanze future. Inoltre, i pazienti che vivono in condizioni socioeconomiche svantaggiate, o che hanno subito traumi infantili, mostrano un rischio ancora maggiore di sviluppare sintomi psicopatologici. È stato osservato che le donne, in particolare, sono più vulnerabili a tali disturbi rispetto agli uomini. La presenza di ansia e depressione non trattate ha conseguenze significative per la gestione clinica delle IBD. Questi disturbi possono aggravare il decorso della malattia, aumentare la frequenza delle riacutizzazioni e ridurre l’efficacia dei trattamenti. Inoltre, i pazienti con sintomi psicopatologici tendono a essere meno aderenti alle terapie prescritte, aumentando il rischio di ospedalizzazioni e interventi chirurgici. Studi recenti hanno dimostrato che i pazienti con IBD e depressione hanno una maggiore probabilità di sviluppare riacutizzazioni, necessitano di terapie più aggressive e subiscono interventi chirurgici più frequentemente. Inoltre, l’ansia e la depressione possono influenzare negativamente il sistema immunitario, contribuendo all’aggravamento della malattia. La gestione di ansia e depressione nei pazienti con IBD richiede un approccio multidisciplinare. Gli interventi includono terapie farmacologiche, come antidepressivi e ansiolitici, e supporto psicologico, come la psicoterapia. Inoltre, è fondamentale implementare strumenti diagnostici specifici per identificare precocemente i disturbi psicologici e fornire interventi tempestivi. Promuovere l’educazione dei pazienti riguardo alla natura dell’asse intestino-cervello può contribuire a ridurre lo stigma associato ai problemi di salute mentale e migliorare gli esiti clinici a lungo termine.

Trauma e dissociazione 

Negli ultimi anni, la ricerca si è concentrata su disturbi più complessi, come il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) e i sintomi dissociativi, che sembrano essere particolarmente rilevanti in questa popolazione. Tuttavia, mentre alcuni studi hanno evidenziato una connessione tra IBD e PTSD, non sono disponibili dati sufficienti sulla relazione tra IBD e dissociazione, nonostante entrambe le condizioni possano avere un impatto significativo sul decorso della malattia e sulla qualità della vita. Uno studio recente (Ferrarese, 2022) ha cercato di colmare questa lacuna, valutando la prevalenza di sintomi di PTSD e dissociativi in un campione di 112 pazienti con IBD (55 con CD e 57 con UC) rispetto a un gruppo di controllo composto da 114 individui sani. Per approfondire la relazione tra questi disturbi psicologici e l’attività della malattia, i pazienti con IBD sono stati suddivisi in tre gruppi in base alla gravità della loro condizione: remissione, attività lieve e attività moderata. A tutti i partecipanti sono stati somministrati strumenti standardizzati, come la versione rivista della Impact of Event Scale (IES-R) e la Dissociative Experience Scale (DES), per misurare rispettivamente i sintomi di trauma e dissociazione. I risultati dello studio hanno evidenziato che i pazienti con IBD presentano una prevalenza significativamente più elevata di sintomi di PTSD e dissociativi rispetto ai controlli sani. Questo conferma che la gestione di una malattia cronica come l’IBD può rappresentare un’esperienza traumatica, influenzando negativamente la salute mentale. Inoltre, nei pazienti con CD, i sintomi di PTSD e dissociativi sono risultati più marcati durante le fasi di attività lieve o moderata-severa della malattia, rispetto ai periodi di remissione. Al contrario, nei pazienti con UC, non sono emerse differenze significative nei sintomi psicologici in relazione all’attività della malattia. Questi dati suggeriscono che la gravità e il tipo di IBD possono influenzare l’impatto psicologico, con il morbo di Crohn che sembra avere un legame più stretto con i disturbi traumatici e dissociativi rispetto alla colite ulcerosa.

La dissociazione, intesa come un meccanismo di difesa psicologica che si manifesta con un distacco dalla realtà o dalla consapevolezza emotiva, può essere particolarmente frequente nei pazienti che vivono situazioni stressanti e traumatiche legate alla loro malattia. Episodi di ospedalizzazione frequente, interventi chirurgici invasivi e l’impatto della malattia sulla vita quotidiana possono contribuire a intensificare questi sintomi. La presenza di PTSD e dissociazione nei pazienti con IBD non solo influisce negativamente sulla loro qualità di vita, ma potrebbe anche avere un ruolo nel peggioramento dell’attività della malattia, creando un circolo vizioso in cui il trauma psicologico aggrava la condizione fisica e viceversa.

Questi risultati sottolineano l’importanza di adottare un approccio multidisciplinare nella gestione dell’IBD, che integri il trattamento medico con il supporto psicologico. Interventi come la terapia cognitivo-comportamentale, tecniche di rilassamento e programmi di mindfulness potrebbero aiutare a ridurre l’impatto dei sintomi traumatici e migliorare il benessere emotivo dei pazienti. Inoltre, monitorare i sintomi psicologici durante il follow-up clinico potrebbe fornire informazioni preziose per adattare le strategie terapeutiche in base alle esigenze specifiche del paziente.

Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per comprendere pienamente il ruolo del trauma e della dissociazione nella progressione delle IBD. Ricerche future potrebbero concentrarsi su come eventi traumatici precoci o esperienze infantili avverse influenzino lo sviluppo di sintomi psicologici e sulla loro relazione con l’insorgenza delle IBD. Inoltre, studi longitudinali potrebbero chiarire se il trattamento dei disturbi psicologici, come il PTSD e la dissociazione, possa migliorare non solo la qualità della vita, ma anche il decorso clinico della malattia.

In conclusione, la malattia infiammatoria intestinale non colpisce solo il corpo, ma anche la mente. La prevalenza di disturbi traumatici e dissociativi nei pazienti con IBD evidenzia la necessità di un approccio terapeutico integrato, che consideri sia gli aspetti fisici che quelli psicologici della malattia. Una gestione più completa e personalizzata potrebbe migliorare significativamente la qualità della vita di questi pazienti e favorire un controllo più efficace della loro condizione cronica.

L’ attaccamento nei pazienti con IBD 

Tra i vari aspetti psicologici legati alle IBD, particolare attenzione è stata posta negli ultimi anni sul tema dell’attaccamento, ovvero la modalità con cui le persone formano legami emotivi significativi e affrontano lo stress interpersonale.

Gli stili di attaccamento, come definiti dalla teoria dell’attaccamento di Bowlby, si sviluppano durante l’infanzia in base alla qualità delle relazioni con i caregiver e influenzano il modo in cui gli individui gestiscono le relazioni affettive e le situazioni di stress. Gli stili di attaccamento possono essere distinti in:

  • Sicuro: caratterizzato da una percezione positiva di sé e degli altri, con una buona capacità di gestire lo stress emotivo e cercare supporto quando necessario;
  • Insicuro-ansioso: caratterizzato da un forte bisogno di vicinanza e rassicurazione, accompagnato da una paura dell’abbandono e una maggiore sensibilità al rifiuto;
  • Insicuro-evitante: caratterizzato dalla tendenza a evitare l’intimità e il confronto emotivo, con una percezione negativa delle relazioni e una forte indipendenza emotiva;
  • Insicuro-disorganizzato, caratterizzato da strategie caotiche ed ambivalenti di esprimere i propri bisogni di vicinanza e rassicurazione, una incapacità di gestire lo stress emotivo con strategie stabili;

Nei pazienti con IBD, il carico emotivo derivante dalla malattia, come l’incertezza sull’andamento dei sintomi, il dolore cronico e le limitazioni alla vita quotidiana, può amplificare le dinamiche relazionali tipiche del proprio stile di attaccamento.

I pazienti con uno stile di attaccamento ansioso tendono a essere iper-vigili riguardo ai sintomi della malattia e possono vivere con estrema preoccupazione le relazioni, sia personali che con il personale sanitario. Questa iper-vigilanza può portare a un aumento dello stress percepito, che è noto per peggiorare l’infiammazione e la severità dei sintomi nell’IBD. Inoltre, il bisogno costante di rassicurazione può creare difficoltà nei rapporti familiari, aumentando la percezione di isolamento e insoddisfazione.

Dall’altro lato, i pazienti con uno stile di attaccamento evitante potrebbero minimizzare i sintomi o evitare di affrontare gli aspetti emotivi della malattia, con il rischio di trascurare il proprio benessere e non seguire adeguatamente le terapie prescritte. Questa tendenza all’autosufficienza emotiva può limitare anche il ricorso al supporto sociale e sanitario, portando a una gestione meno efficace della malattia.

I pazienti con stile disorganizzato potrebbero oscillare tra le due posizioni descritte in precedenza, attraversando momenti di iper-attivazione e preoccupazione per la malattia a momenti in cui minimizzano la gravità dei sintomi, questo indipendentemente da una corretta lettura di questi dal punto di vista medico, ma in base a impressioni personali e agli stati emotivi del momento.

Effetti psicologici e relazionali 

Le IBD sono spesso associate a una maggiore prevalenza di ansia, depressione e disturbi dell’umore, condizioni che possono essere ulteriormente accentuate da uno stile di attaccamento insicuro. Per esempio, i pazienti con attaccamento ansioso possono essere più propensi a sviluppare sintomi depressivi a causa della percezione amplificata delle difficoltà e del timore del rifiuto. Al contrario, i pazienti evitanti possono mascherare il proprio disagio emotivo, apparendo distaccati, ma ciò non riduce l’impatto negativo della malattia sulla loro salute mentale. Nel caso dell’attaccamento disorganizzato, il paziente può comportarsi a fasi alterne nei modi sopra descritti, rendendo ancor più caotica e frammentaria la gestione della malattia.

Anche le relazioni familiari e sociali possono risentire delle difficoltà legate all’IBD e allo stile di attaccamento. I caregiver, spesso sovraccaricati dal ruolo assistenziale, possono percepire come difficili da gestire i bisogni emotivi dei pazienti con attaccamento ansioso, evitante o disorganizzato, portando a un aumento delle tensioni relazionali.

Approcci terapeutici mirati 

Comprendere il ruolo degli stili di attaccamento nella gestione delle IBD è fondamentale per sviluppare interventi terapeutici efficaci e personalizzati. Gli approcci psicoterapeutici, come la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) e la terapia focalizzata sull’attaccamento, possono aiutare i pazienti a riconoscere e modificare i modelli disfunzionali di relazione e gestione dello stress.

Inoltre, è importante promuovere una maggiore consapevolezza dei legami tra salute mentale e fisica nei pazienti con IBD. Ad esempio, la riduzione dello stress attraverso tecniche di mindfulness o il supporto psicologico può migliorare non solo il benessere emotivo, ma anche l’andamento clinico della malattia. Il coinvolgimento dei caregiver in programmi educativi e di supporto può contribuire a migliorare la qualità delle relazioni e il supporto reciproco.

Prospettive 

Il tema dell’attaccamento nei pazienti con IBD rappresenta un’area cruciale per comprendere meglio le interazioni tra salute psicologica e malattia cronica. Gli stili di attaccamento influenzano non solo il benessere emotivo dei pazienti, ma anche la loro capacità di affrontare le sfide quotidiane della malattia e di costruire relazioni di supporto efficaci. Integrare strategie psicologiche e relazionali nella gestione dell’IBD può migliorare significativamente la qualità della vita dei pazienti, offrendo un approccio che garantisce maggiore efficacia.

Il caso clinico

Il paziente è un uomo di 42 anni affetto da morbo di Crohn. E’stato inviato al servizio di psicoterapia dalla UOC di Gastroenterologia che lo ha in cura, a causa di una sintomatologia caratterizzata da:

  • Episodi di intensa depressione;
  • Stati di ansia generalizzata;
  • Forti scoppi di rabbia e impulsività;
  • Sensazione di disperazione e inutilità
  • Problemi di comunicazione familiare, in particolare con la moglie e la figlia adolescente;

La presa in carico del paziente ha richiesto un approccio multidimensionale, che includesse una valutazione psicodiagnostica accurata, un trattamento psicofarmacologico con antidepressivi, stabilizzatori dell’umore e ansiolitici e un percorso dipsicoterapia individuale e familiare al fine di:

  • Fornire strumenti per la gestione dello stress e della malattia;
  • Migliorare le dinamiche familiari e di coppia;
  • Elaborare esperienze traumatiche passate, in particolare il lutto irrisolto della madre del paziente, avvenuto quando lui aveva 18 anni;

Note anamnestiche e contesto

Il pazienteha ricevuto la diagnosi di malattia di Crohn due anni prima dell’inizio della psicoterapia. La malattia ha avuto un decorso altamente invalidante, con episodi di forte dolore addominale, frequenti scariche di diarrea, perdita di peso e necessità di interventi chirurgici per l’asportazione di un tratto d’intestino.

L’impatto psicologico della malattia è stato altamente limitate, il paziente ha sviluppato un quadro depressivo caratterizzato da:

  • Paura della morte e dell’abbandono daparte della famiglia;
  • Senso di perdita di controllo sulla propria vita;
  • Calo drastico della motivazione e dell’interesse per le attività quotidiane;
  • Alterazione del tono dell’umore, con oscillazioni tra apatia e scoppi d’ira;

Il paziente ha inoltre vissuto episodi dissociativi, sia precedenti alla diagnosi, come episodi di amnesia prolungata a seguito della morte della madre, che successivi, come un’esperienza di dissociazione durante un ricovero ospedaliero, in cui si era presentato con un altro nome senza ricordare nulla successivamente.

Dal punto di vista familiare, il pazienteè sposato da vent’anni e ha due figli adolescenti, di 15 e 13 anni. La relazione con la moglie è stata fortemente compromessa dalla malattia e dal disagio emotivo del paziente, con frequenti litigi e tensioni.

Assessment

Per una comprensione approfondita del funzionamento psicologico del paziente, è stata somministrata una batteria di test, che include:

  • ShedlerWestenAssessment Procedure-200 (SWAP-200)
  • SymptomChecklist 90-Revised (SCL-90-R)
  • Minnesota MultiphasicPersonality Inventory-2 (MMPI-2)
  • Rorschach Comprehensive System
  • Adult Attachment Interview (AAI)
  • Toronto Alexithymia Scale (TAS-20)
  • Dissociative Experience Scale II (DES-II)

Il profilo psicologico del paziente mostra un funzionamento di tipo nevrotico, con tratti depressivi e ansiosi. Emergono elementi di auto-percezione negativa e senso di inadeguatezza, oscillazioni tra stati di iperattivazione emotiva e momenti di forte apatia, difficoltà nella gestione della rabbia e delle relazioni interpersonali. A livello della manifestazione dei sintomi si osserva ansia e depressione, somatizzazione, impulsività e ostilità nelle relazioni. La personalità è caratterizzata da una certa tendenza al catastrofismo, pensiero ossessivo e rimuginazione continua, ideazione paranoide nei momenti di stress elevato.Il paziente presenta un forte bisogno di controllo sugli eventi, ma nei momenti di crisi perde la capacità di regolare le emozioni. Nello specifico manifesta difficoltà a differenziare tra emozioni interne e realtà esterna, tendenza all’iper-idealizzazione delle figure significative. La valutazione dell’attaccamento ha evidenziato uno stile classificato come “irrisolto rispetto al lutto e distanziante l’attaccamento”, il che suggerisce una difficoltà nell’elaborare il dolore e la sofferenza con strategie adattive adeguate.

Psicoterapia

L’intervento clinico è articolato in riferimento a un livello individuale in cui aiutare il paziente a comprendere e regolare le sue emozioni, affrontando i traumi passati, un livello di coppia in cui riequilibrare il rapporto con la moglie, migliorando la comunicazione, un livello familiare dove coinvolgere i figli per creare un ambiente armonico e tollerante.

Le strategie terapeutiche adottate sono:

  • Tecniche di ristrutturazione cognitiva per la gestione del pensiero catastrofico;
  • Interventi sulla regolazione emotiva, per ridurre la rabbia impulsiva;
  • Lavoro sul lutto, attraverso tecniche di elaborazione del trauma;

Dopo un anno di terapia il paziente ha mostrato miglioramenti significativi rispetto la riduzione dell’ansia e della depressione, una maggiore accettazione della malattia, il miglioramento della comunicazione con la famiglia, la diminuzione della sintomatologia dissociativa.

Effetti della psicoterapia sui sintomi gastrointestinali

Nel percorso terapeutico del paziente, l’integrazione di tecniche psicoterapeutiche cognitivo comportamentali e di terapia familiare ha portato a risultati significativi dopo un anno di trattamento:

  • Riduzione degli episodi di diarrea: inizialmente il paziente sperimentava svariati episodi al giorno. Dopo il primo anno di terapia questi si sono ridotti significativamente, migliorando notevolmente la sua qualità di vita;
  • Diminuzione del dolore addominale: attraverso tecniche di rilassamento e gestione dello stress, il paziente ha riferito una riduzione dell’intensità e della frequenza dei dolori addominali;
  • Miglioramento generale del benessere: la combinazione di supporto psicologico e trattamento medico ha contribuito a una remissione più stabile della malattia;

La psicoterapia ha dimostrato di avere un impatto positivo sulla gestione dei sintomi del morbo di Crohn. Interventi mirati possono ridurre i livelli di stress, che è noto per esacerbare le manifestazioni cliniche della malattia, migliorare le strategie di coping, aiutando i pazienti a gestire meglio le sfide quotidiane legate alla patologia, promuovere una maggiore adesione alle terapie mediche, grazie a una migliore consapevolezza e accettazione.

Un aspetto importante emerso da studi recenti è la relazione bidirezionale tra umore e attività della malattia: miglioramenti nel tono dell’umore sono associati a una riduzione delle riacutizzazioni del Crohn. Questo suggerisce che intervenire sul benessere psicologico può avere effetti diretti sulla progressione della malattia.

Tecniche di gestione dello stress e riduzione dell’infiammazione intestinale 

Numerosi studi scientifici dimostrano che lo stress psicologico può attivare il sistema immunitario e aumentare l’infiammazione intestinale. Il rilascio di cortisolo e citochine pro-infiammatorie può peggiorare i sintomi del morbo di Crohn, aumentando la permeabilità intestinale e favorendo riacutizzazioni della malattia. Per questo motivo, nel trattamento psicologico del paziente sono state utilizzate tecniche per ridurre lo stress e di miglioramento del controllo del sistema nervoso autonomo.

Tecniche utilizzate:

  • Training autogeno e rilassamento muscolare progressivo: hanno aiutato il paziente a ridurre la tensione corporea e il dolore addominale. Dopo sei mesi di pratica costante, ha riportato una diminuzione della frequenza degli episodi di crampi addominali;
  • Tecniche di respirazione diaframmatica: utilizzate per contrastare i momenti di ansia acuta, hanno ridotto gli episodi di tachicardia e migliorato la qualità del sonno;
  • Mindfulness e meditazione guidata: praticate regolarmente, hanno migliorato il suo senso di controllo sulla malattia e diminuito la percezione del dolore;

Dopo un anno di trattamento, il paziente, ha riferito una riduzione del dolore addominale, il miglioramento del sonno, con una diminuzione dei risvegli notturni dovuti ai sintomi, minor percezione della fatica e maggiore energia durante la giornata.

Il lavoro sull’accettazione della malattia 

Uno degli aspetti più difficili da affrontare per i pazienti con malattie croniche è l’accettazione della propria condizione clinica. Il paziente inizialmente viveva il Crohn come una punizione ingiusta, provando sentimenti di frustrazione e impotenza. Come obiettivi terapeutici ci si è focalizzati sullo spostare il focus dall’impotenza al controllo attivo delle situazioni, lavorare sull’autoefficacia, integrare la malattia nella propria identità senza esserne sopraffatti. Questi obiettivi sono stati perseguiti attraverso specifiche strategie terapeutiche come il diario delle emozioni e dei sintomi: il paziente ha imparato a identificare i momenti in cui lo stress peggiorava i suoi sintomi, permettendogli di adottare strategie di coping più efficaci. Tecniche di Acceptance and CommitmentTherapy (ACT) lo hanno aiutato a ridurre la lotta interna contro la malattia e ad accettarla come parte della sua vita, senza percepirla come un ostacolo insormontabile. Dopo un anno di terapia è stato possibile apprezzare una migliore accettazione della malattia, con meno episodi di rabbia legati alla condizione cronica, maggiore adesione alla terapia medica, senza più momenti di rifiuto dei farmaci, riduzione dei pensieri catastrofici e dell’ansia legata alla paura delle ricadute.

Interventi sulla regolazione emotiva

Il paziente manifestava una difficoltà significativa nel gestire le proprie emozioni, in particolare la rabbia. Gli episodi di collera erano frequenti e impattavano negativamente sia sulla sua salute fisica che sulle relazioni familiari. Attraverso tecniche come il role-playing e tecniche di esposizione emotiva è stato possibile aumentare la consapevolezza sulle proprie reazioni impulsive. Le tecniche di defusione cognitiva (ACT) sono state utilizzate per distanziarsi dai pensieri negativi automatici e ridurre le reazioni emotive eccessive. Le strategie di comunicazione assertiva sono state proposte per migliorare il dialogo con la moglie e i figli, evitando conflitti distruttivi. A distanza di un anno di terapia è stato possibile osservare una riduzione degli episodi di rabbia incontrollata, diminuzione dei litigi in famiglia, con un miglioramento della relazione con la figlia, una minore tensione psicofisica, con effetti positivi sulla sintomatologia intestinale.

Ristrutturazione cognitiva

Il paziente tendeva a interpretare ogni peggioramento della malattia come un segnale di inevitabile declino. Questo pensiero alimentava l’ansia e aumentava la percezione del dolore.

Sono state utilizzate tecniche di ristrutturazione cognitiva (CBT): per modificare schemi di pensiero negativi e disfunzionali. Sostituzione di pensieri catastrofici con credenze più funzionali, per esempio: da “Sto peggiorando, finirò in ospedale” a “Questa è solo una fase transitoria, ho gli strumenti per gestirla”. Sono stati proposti esercizi di problemsolving per sviluppare strategie concrete di gestione della malattia. Dopo un anno di trattamento è stato possibile apprezzare una diminuzione del rimuginio ossessivo sui sintomi fisici, maggiore capacità di affrontare le riacutizzazioni senza panico, maggiore fiducia nella propria capacità di gestire il Crohn.

Supporto familiare

Un aspetto fondamentale del trattamento è stato il coinvolgimento della famiglia. La moglie e i figli hanno partecipato a sessioni congiunte per migliorare la comunicazione e ridurre le tensioni, rinforzare il supporto familiare, modificare le dinamiche di conflitto, migliorare la comprensione reciproca. Questo è stato possibile attraverso tecniche di mediazione familiare per risolvere i conflitti senza ricorrere a scontri diretti. Gli esercizi di empatia e condivisione sono stati utili per aiutare i familiari a comprendere meglio il vissuto del paziente. Le strategie di gestione delle crisi hanno contribuito ad affrontare insieme le fasi acute della malattia. Queste tecniche hanno consentito il miglioramento del rapporto con la moglie, con un sostegno più equilibrato e meno senso di dipendenza, il rafforzamento del legame con i figli, con una riduzione delle tensioni familiari. Minore isolamento sociale, grazie a un rinnovato senso di appartenenza familiare.

Tabella 1 – SCL-90R

Tabella 2 – CORE-OM

Conclusioni 

Il percorso psicoterapeutico del paziente ha dimostrato come un approccio integrato possa avere un impatto significativo sulla gestione della malattia di Crohn. La combinazione di interventi psicoeducativi, mindfulness, esercizi di respirazione, CBT e terapia familiare hanno consentito la riduzione dello stress, l’accettazione della malattia, la regolazione emotiva e il supporto familiare. Questo percorso terapeutico ha garantito un miglioramento sostanziale della qualità della vita e la diminuzione della sintomatologia a livello gastrointestinale.

L’osservazione di questo caso clinico evidenzia come la psicoterapia non sia solo un supporto psicologico a una condizione medica generale, ma un vero e proprio strumento terapeutico complementare nel trattamento delle malattie croniche intestinali. La possibilità di munire i servizi e i reparti di degenza di gastroenterologia di figure che si prendano cura del supporto psicologico di questo tipo di pazienti può essere una sfida che il sistema sanitario nazionale deve tenere in conto in un’ottica di abbassamento dei costi, visto il carattere cronico e persistente nel tempo di queste condizioni cliniche e i relativi costi che ne derivano.

Bibliografia

Agostini, A, Rizzolo, F, Ravegnani, G, Gionchetti, P, Tambasco, R, Straforini, G,Ercolani, M, Camperi, M. (2010) Adult Attachment and Early Parental Experiences in Patients With Crohn’s Disease. Psychosomatics 51:3, May-June 2010 pp. 208-215. http://psy.psychiatryonline.org

Barberio, B, Zamani, M, Black, CJ et al. (2021) Prevalence of symptoms of anxiety and depression in patients with inflammatory bowel disease: a systematic review and meta-analysis. The Lancet Gastroenterology & Hepatology, 6 (5). pp. 359-370. ISSN 2468-1253 https://doi.org/10.1016/s2468-1253(21)00014-5

Bielińska, J, Liebert, A, Lesiewska, N, Bieliński, M, Mieczkowski, A, Sopońska-Brzoszczyk, P, Brzoszczyk, B, Długosz, D, Guenter, W, Borkowska, A, Kłopocka, M. (2017)Depressive and anxiety symptoms among patients with inflammatory bowel diseases MedicalResearch Journal 2017; Volume 2, Number 1, 6–12.

doi: 10.5603/MRJ.2017.0002 ISSN 2451–2591

Bernstein, CN, Hitchon, CA, Walld, R, Bolton, JM, Sareen, J, Walker, JR, et al. (2029) Increased burden of psychiatric disorders in inflammatory bowel disease. Inflamm Bowel Dis (2019) 25:360–8. doi: 10.1093/ibd/izy235.

Ferrarese, D, Spagnolo, G, Vecchione, M, Scaldaferri, F, Armuzzi, A, Chieffo, D, et al. (2022) Signs of dissociation and symptoms of post-traumatic stress disorder in inflammatory bowel disease: A case-control study. Dig Dis (2022) 40:701–9. doi: 10.1159/000521424.

Hu, C, Ge, M, Li,Y, Tan, W, Zhang, Y, Zou, M, Xiang, L, Song, X, Guo, H. (2024) From inflammation to depression: key biomarkers for IBD-related major depressive disorder. Journal of Translational Medicine (2024) 22:997.  https://doi.org/10.1186/s12967-024-05758-8

Yang, X, Yang, L, Zhang, T, Zhang, H, Chen, H, Zuo, X. Causal atlas between inflammatory bowel disease and mental disorders: a bi-directional 2-sample Mendelian randomization study.Front Immunol. 2023 Oct13;14:1267834. doi: 10.3389/fimmu.2023.1267834

Li, H, Chen, D, Zhang, C, Zhou, Y. (2024) Manifestations of and factors influencing post traumatic growth among Chinese Crohn’s diseasepatients: a qualitative exploration. International Journal of Qualitative Studies on Health and Well-Being 2024, vol. 19, 2422137. https://doi.org/10.1080/17482631.2024.2422137

Liu, Y, Hu, J, Tian, S, Zhang, J, An, P, Wu, Y, Liu ,Z, Jiang C, Shi, J, Wu, K,Dong, W.(2024). Comprehensive analysis of psychologicalsymptoms and quality of life in earlypatients with IBD: a multicenterstudy from China. BMC Psychiatry, (2024) 24:792. https://doi.org/10.1186/s12888-024-06247-4

Rigatelli, M, (2009). Validazione della versione italiana del clinicaloutcomes in routine evaluationoutcomemeasure (CORE-OM). Psicologia clinica e psicoterapia, 16, 444-449.

Umar N, King D, Chandan JS, Bhala N, Nirantharakumar K, Adderley N, et al.(2022) The association between inflammatory bowel disease and mental illhealth: a retrospective cohort study using data from UK primary care. Aliment Pharmacol Ther (2022) 56:814–22. doi: 10.1111/apt.17110.